
Comincio questo spazio con un piccolo atto di verità.
Vivere con la fibromialgia significa convivere ogni giorno con qualcosa che non si vede ma si sente, e a volte si sente troppo. È una fatica che si insinua in ogni gesto, un dolore che non sempre trova le parole giuste per essere spiegato. Ma soprattutto, è una condizione che può farci sentire profondamente sole, anche quando intorno a noi c’è affetto.
Ho deciso di raccontare la mia storia non per cercare compassione, ma per costruire un ponte. Perché so che là fuori ci sono tante donne — e non solo — che affrontano le stesse ombre, che si alzano la mattina con la stessa determinazione e la stessa paura.
Scrivere, per me, è un modo per dare forma al disordine interiore, per dare dignità a una sofferenza che spesso viene fraintesa o sminuita.

In queste pagine voglio condividere le mie sensazioni, le difficoltà quotidiane, ma anche i piccoli passi che mi aiutano a stare meglio: la scoperta di nuovi ritmi, la ricerca di equilibrio, la possibilità di non definirmi solo attraverso la malattia.
Se anche solo una parola potrà far sentire qualcuna meno sola, o aiutarla a riconoscersi in un frammento di questo percorso, allora questo spazio avrà trovato il suo senso.
Perché la fibromialgia cambia la vita, ma non deve toglierle valore. E raccontarla, forse, è il primo passo per viverla con più consapevolezza — e un po’ più di gentilezza verso sé stesse.
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